TUTTI A PRANZO CON I PROMESSI SPOSI (Divagazioni manzoniane)

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La peste  risparmiò Renzo, Lucia, Agnese, Don Abbondio; mentre spazzò via il cattivo Don Rodrigo anche tantissimi altri compreso il buon padre Cristoforo.

Nel palazzo di Don Rodrigo andò ad abitare un marchese suo erede, un uomo umile, tra la virilità e la vecchiezza, il quale dimostrò di essere amico del cardinale di Milano e intenzionato al buon esito della storia di  Renzo e Lucia.

il buon Manzoni Conclude positivamente la storia di Renzo e Lucia e annota il contesto rinnovato anche grazie alla peste finalmente per i promessi sposi arrivò il giorno delle nozze .

Lo stesso marchese si dichiarò tanto ben disposto che si prodigò per il pranzo di nozze anzi, fece compagnia agli invitati e si mise a servirli prima di ritirarsi a pranzare altrove con Don Abbondio.

“A nessuno verrà spero in testa di dire che sarebbe stata cosa più semplice fare addirittura una tavola sola. ( Il marchese ) ve l’ho dato per un brav’uomo, ma non per un originale, come si direbbe ora; vi ho detto che era umile, non già che fosse un portento d’umiltà. Ne aveva quanta ne bisognava per mettersi al di sotto di quella buona gente, ma non per istar loro alla pari”.

(rif. A. Manzoni, I promessi sposi, Cap. XXXVIII)

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