Pane nostro oggi … e domani (recensione di un libro di Predrag Matvejevic)
ott 04
Cultura, Note personali ... a margine, Recensioni No Comments
Comunico la gioia provata nel leggere Predrag Matvejevic, Pane nostro, Garzanti 2010, pp. 230. In esso ciascuno trova pane per i propri denti. Io ho trovato cultura storica, geografica, linguistica; ho percepito con i sensi l’odore e il sapore del pane; ho colto il senso religioso che l’accompagna. Ho ravvivato tanti ricordi legati al mio mondo in cui sono nato. La madia nella quale si lavora la pasta per fare il pane ha la forma del letto, della culla e della bara.
Originale l’impostazione generale dell’opera.
Solo alla fine si leggono le ragioni che hanno motivato il lavoro e una lista di libri che hanno trattato l’argomento del pane. Le ragioni sono collegate all’ultimo conflitto mondiale (1940-1945). Il ricordo è personale della fame sperimentata nella famiglia. Rituale tristissimo consumato sull’altare del dio della guerra in quello scenario circoscritto ai balcani e che ruota intorno alla città di Monstar, città natale dell’autore, ma che include drammaticamente i campi di concentramento tedeschi, vere fabbriche di morte, in mezzo alle quali però la vita ha resistito e continua a farsi largo anche grazie a questo libro.
Il pane precede la Bibbia.
Nelle prime pagine della Genesi si legge il comando di Dio all’uomo di guadagnarsi il pane col sudore della fronte. Qui si legge pure la contrapposizione tra Abele a Caino a causa del pane; la civiltà nomade cedette il passo a quella contadina e quindi al pane. Il pane continua a fomentare le guerre contrapponendo chi dispone di troppo pane contro chi ne manca del tutto. Il pane spesso reca su di sé il segno della croce. A mano a mano che si procede nella lettura si rafforza nel lettore il senso di giustizia distributiva che si vorrebbe vedere tradotta in scelte operative sagge e anche urgenti “perché l’umanità è nata senza pane e può scomparire perché non ne avrà più”.
Il pane ha una origine, uno sviluppo, una espansione.
Nella storia del pane l’uomo e la donna hanno assunto compiti propri, attività specifiche e strumenti adatti. Tutto viene raccontato. E’ proprio dell’uomo la preparazione del terreno, la semina e la mietitura del grano, mentre la molitura del grano, la lavorazione della farina e la cottura della pasta spettano alla donna.
Il pane è il simbolo della vita individuale e collettiva. Il pane unisce la famiglia in festa e raduna il popolo in preghiera. Il pane accompagna l’uomo dovunque egli si sposti per mare o per monti e sotto ogni clima. Spezzare il pane con altri significa riconoscersi nella stessa dignità e condividere la stessa sorte. Il termine convivio significa mangiare insieme ma soprattutto significa vivere insieme.
RSS