giu 24
Antonio FebbraroCultura

Ho l’onore di comunicare i sentimenti che sono all’origine del libro “Don Michele Mocavero (1866-1929) in un epistolario di fine Ottocento” curato insieme alla Dr. Giuseppina Pizzileo.
Don Michele Mocavero è un sacerdote che continua ad onorare la sua città natale Monteroni e la chiesa di Lecce. Sono stati i miei genitori a trasmettermi l’interesse e la curiosità per un prete che io non ho mai conosciuto. Papà e mamma erano ancora bambini quando conobbero Don Michele Mocavero il quale dal 1900 fino al 1914 fu parroco di Pisignano.
Fu il parroco Don Michele Mocavero ad avviare i miei genitori, ancora ragazzetti, alla vita sacramentale e fece loro la prima comunione. Specialmente mia madre conservava un buon ricordo di questo sacerdote per la cura che aveva avuto per la casa del Signore che fece abbellire e per il servizio pastorale dignitoso e generoso offerto al mio minuscolo popolo di contadini analfabeti ben dipinto dal conterraneo e contemporaneo poeta Giuseppe De Dominicis.
La mia gente è stata sostenuta nel conservare vivo il ricordo di Don Michele Mocavero dalla abitazione fatta costruire da questo giovane parroco e adibita a casa canonica e grazie ancora ad una tela esposta in sacrestia, che ritrae Don Michele Mocavero, sul cui margine inferiore della tela si legge oltre al nome e cognome del prete raffigurato anche l’ufficio svolto di parroco di Pisignano e la data 1913 quindi la firma del pittore A. Di Donfrancesco.
Don Michele nell’anno successivo, 1914, terminò il suo servizio pastorale a Pisignano e fece ritorno a Monteroni dove si occupò della cappella del Crocifisso, della confraternita dei santi Medici, e si impegnò con tutte le sue forze, anche economiche, per l’asilo infantile intitolato a san Giuseppe con particolare attenzione per gli orfani della prima guerra mondiale.
Qualche anno dopo (1916) divenne parroco di Pisignano il sacerdote Don Pasquale Antonucci, il quale andò ad abitare nella casa fatta costruire da Don Michele Mocavero e qui vi rimase fino alla morte avvenuta nel 1957.
Mobili, scaffali, libri restarono lì dove Don Michele Mocavero li aveva collocati. Sulla parete restò perfino il diploma di teologia conseguito a Napoli da Don Michele Mocavero negli ultimi anni dell’Ottocento. Tra quei libri, bene ordinati trovò posto anche un manoscritto rilegato in volume dallo stesso Don Michele Mocavero dal titolo abbreviato: “Ricordi M M”. Si tratta di una raccolta di lettere di amici e conoscenti ricevute da Don Michele Mocavero in occasioni delle successive tappe nell’ascesa verso l’altare.
Fu ordinato sacerdote il 15 giugno 1889.
Il libro che stiamo presentando questa sera tratta proprio di questo epistolario. Non so come questa raccolta di lettere autografe finì nelle mani del sacerdote Don Salvatore Ingrosso, mio concittadino ed amico, ma so benissimo come il medesimo epistolario giunse nelle mie mani solo pochi giorni dopo la morte del mio concittadino ed amico avvenuta nel 1998.
Ho continuato a conservarlo unicamente per l’affetto che nutrivo e nutro verso i tre sacerdoti citati e a vario titolo a me carissimi. L’idea di proporlo al pubblico è spuntata intorno al 2007 e la devo alla Dr. Giuseppina Pizzileo. Devo alla sua sensibilità culturale e poi alla sua iniziativa se ora questo manoscritto vede la luce e lo presentiamo al pubblico. La Dr. Giuseppina Pizzileo, presente con la mente e con il cuore saluta tutti, lei è fisicamente impedita, a lei il nostro augurio di ogni bene.
Nel libro di cui ci occupiamo questa sera la Dr. Giuseppina Pizzileo ha curato le pagine sulla carta decorata di fine Ottocento, la catalogazione dell’epistolario che risulta composta da 6 componimenti poetici, 38 biglietti, 118 lettere ed ha curato la trascrizione dei vari testi e dei vari documenti rinvenuti presso gli archivi della Diocesi di Lecce, delle parrocchie di Pisignano e di Monteroni, e del comune di Monteroni.
Sono grato a Don Adolfo Putignano che ha curato la prefazione del libro; al Priore e alla confraternita dei Santi Medici che si sono associati, con gesto generoso, nel celebrare il primo centenario della istituzione della confraternita dei Santi Medici in Monteroni e onorare così la memoria di Don Michele che ne fu il primo padre spirituale.
Anche a nome della Dr. Giuseppina Pizzileo ringrazio Don Franco Lupo e l’Avv. Giovanni Frassanito, che hanno accettato di presentare il libro che abbiamo tra le mani. Don Franco Lupo è un simpatico prete leccese e poeta. Egli continua a parlare la nostra madre lingua mettendo in versi i sentimenti del nostro popolo; Giovanni Frassanito ha svolto uffici pubblici di grande responsabilità, egli continua ad essere attento al sociale e impegnato nella riflessione sulla filosofia e teologia della storia. Sono debitore alla sua grandissima cultura con riferimento al suo libro “Solo la croce è laica”.
Anche a nome della Dr. Giuseppina Pizzileo ringrazio il Dr. Lino Guido, sindaco della città di Monteroni; la Dr. Roberta Marra delle Edizioni Esperidi, che ha curato la grafica; la Dr. Gialma Carlà in rappresentanza del centro studi e ricerca Fra Raffaello Pantaloni. Saluto e ringrazio tutti voi.
Ora compio un gesto reale e simbolico. Nelle mani di Don Adolfo Putignano parroco di Maria SS. Assunta nella quale don Michele Mocavero divenne cristiano e poi sacerdote, consegno la raccolta di lettere e biglietti rilegati in volume dallo stesso Michele Mocavero sotto il titolo: “Ricordi M M”. Il cerchio si chiude dopo 125 anni e questi scritti tornano al punto di partenza. Intendo onorare così la chiesa nostra madre, in particolare quei due frammenti dell’unica chiesa che vivono a Pisignano e a Monteroni. Faccio memoria dei sacerdoti che umilmente e santamente hanno servito la nostra gente. Sono grato a tutta la mia gente dalla quale ho ricevuto più di quanto sono riuscito a dare.
Padre Antonio Febbraro
giu 11
Antonio FebbraroFede
Nella domenica di Pentecoste.
La parola Pentecoste indica una grande festa. Nel nome è fissato il tempo per la sua celebrazione: sette settimane dopo la Pasqua ( 7 x 7 = 49 ) quindi nel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua.
Nell’Antico Testamento, presso gli ebrei, la festa della Pentecoste era di forte impronta agricola e rimandava all’estate anzi al primo covone di grano mietuto dal contadino ebreo e offerto al Signore. More
giu 05
Antonio FebbraroFede
Mia breve riflessione nella domenica dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo
Nelle sette domeniche dopo Pasqua leggiamo in chiesa il prolungato racconto delle varie apparizioni del Risorto alle pie donne e ai discepoli. Quella dell’Ascensione è l’ultima apparizione del Risorto ai suoi discepoli. La scena avviene all’aperto, alle porte di Gerusalemme, sul monte degli ulivi. Il risorto discorrendo con i presenti si solleva verso l’alto e si allontana definitivamente penetrando il cielo.
- Si conclude un tempo
- Ne segue un altro.
Il nuovo tempo è detto “della chiesa” caratterizzato da una modalità nuova di presenza del risorto in mezzo a noi e da una nuova modalità di agire dei discepoli. La nuova presenza del Risorto si concretizza nel giorno della Pentecoste mediante il dono dello Spirito Santo, donato a tutta la chiesa e in modo permanente e il nuovo agire dei discepoli si concretizza in quello sguardo rivolto alla terra alla quale sono inviati per rendere la personale testimonianza cristiana.
Tre verbi quindi caratterizzano la storia della nostra salvezza, il primo discendere dall’alto verso il basso, il secondoascendere dal basso verso l’alto, e il terzo andare in tutto il mondo.
Il soggetto è sempre il Verbo di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, risuscitato dai morti, asceso al cielo, presente in Spirito nella Chiesa di Dio fino alla fine dei tempi.
giu 02
Antonio FebbraroNote personali ... a margine
ALLEANZA EDUCATIVA E SCUOLA
Le più collaudate agenzie educative sono la famiglia, la scuola, la chiesa, ciascuna delle quali ha un proprio specifico. L’originario compito educativo spetta alla famiglia nel cui interno si sviluppano i rapporti vitali, mentre “l’insegnare” è proprio della scuola, “il formare” è proprio della chiesa.
Lo scopo primario dell’azione educativa è aiutare la persona a conquistare la propria autonomia e la propria identità.
La parola chiave è “educare” ma come?
La riflessione si concentra sulle parole e dalle parole si passa a delle idee. Don Lorenzo Milani dice che le parole sono come personaggi “hanno una nascita, uno sviluppo, un trasformarsi, un deformarsi” (vedi: Lettere di Don Lorenzo Milani, p. 58). Attiro l’attenzione su educare, insegnare, formare.
- “Educare” parola latina composta dal verbo “duco” e dalla preposizione semplice “e” = “e-duco” nel significato di conduco da…, porto fuori da…, La famiglia, la scuola, la chiesa sono chiamate a portare i figli, gli alunni, i fedeli fuori da una situazione angusta, disagevole, asfissiante alla conquista della propria autonomia e della propria identità e quindi con una bella immagine a volare liberamente con le proprie ali.
Pensiero questo che trova riscontro nella Bibbia con la narrazione della liberazione del popolo d’Israele condotto fuori dalla schiavitù di Egitto, attraverso il deserto, verso la Terra promessa. Pensiero riproposto con accenti diversi dal poeta Gibran quando ricorda ai genitori che “I vostri figli potete amarli ma non costringerli ai vostri pensieri”.
- “Insegnare” proprio della scuola, parola latina composta dal termine “signum” e dalla preposizione semplice “in” nel significato di incidere, scalfire, graffiare, lasciare il segno su una superficie.
- “Formare” ossia mettere nella forma e quindi plasmare, modellare un soggetto secondo uno stile già dato.
Ecco la mia annotazione: le parole riferite assegnano un eccessivo attivismo all’educatore e all’educando un atteggiamento di segno opposto: passivo. Ruoli contestati da Don Lorenzo Milani per il quale la scuola di stato considerava l’alunno una tabula rasa, una materia inerme, un recipiente vuoto di idee, di suggestioni. No! il figlio, l’alunno, il fedele è una persona viva e attiva; un recipiente pieno di sentimenti e di notizie che la famiglia, la scuola e la chiesa aiutano a tir fuori.
Non fa nessuna differenza che il bambino sia bianco o nero, ricco o povero. Gli occhi e gli orecchi di un bambino si aprono sul libro del creato e si emozionano alla vista dei colori e all’ascolto dei suoni che si levano dal creato nell’aria. La mente di quel bambino elabora pensieri, accarezza sentimenti, formula propositi e giudizi che rimangono spesso inespressi per difetto di parola o per secolare paura ereditata.
Occorre quindi assicurare all’educando il diritto alla propria identità e all’autonomia di giudizio critico e quindi a pensare con la propria mente, a volare con le proprie ali, perché quel soggetto di cui si sta parlando è un libero figlio di Dio ed un responsabile cittadino.
Padre Antonio Febbraro
(in margine al recente Convegno delle Chiese di Puglia)
mag 23
Antonio FebbraroArte
Sono grato a Mario De Santis per la collaborazione offertami a suo tempo nella composizione del volume su Raffaello Pantaloni e nella presentazione dello stesso libro nella sala municipale di Santa Fiora (Grosseto) patria comune di Raffaello Pantaloni e dello stesso Mario De Santis. Ora egli dona tre sue opere alla pinacoteca d’arte francescana di Fulgenzio che oggi presentiamo al pubblico. Il Dott. Andrea Fiore ha preparato una nota critica sull’arte di De Santis. L’evento culturale conclude un anno dedicato all’illustre pittore di Fulgenzio.
“Sulle orme di Raffaello Pantaloni, il pittore di Fulgenzio” è il titolo del fascicolo More
mag 23
Antonio FebbraroCultura
E’ una storia di cento anni fa. Una storia della chiesa leccese di quei tempi. Più propriamente racconta di Don Michele Mocavero, ordinato sacerdote a Lecce il 15 giugno 1889 e successivamente nominato parroco di Pisignano dal 1900 al 1914 trasferito quindi a Monteroni di Lecce qui fu padre spirituale della confraternita dei Santi Medici e qui fondò e sostenne, insieme alla sorella Mariuccia, l’asilo infantile intitolato a san Giuseppe. Don Michele Mocavero morì in odore di santità a Monteroni di Lecce nel 1929.
Molti amici, in occasione della sacra ordinazione, gli fecero giungere – come si legge – gli auguri, con lettere e biglietti, ed anche con sonetti in versi. Il tutto, dallo stesso Don Michele Mocavero, fu raccolto in volume. Questo epistolario di fine Ottocento, viene oggi pubblicato con il libro che lo raccoglie e lo presenta e “materialmente” fa ritorno al suo punto di partenza cioè nella chiesa madre di Monteroni di Lecce.
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mag 01
Antonio FebbraroArte, Mostre

il 18.05.2011 presso la Pinacoteca d’Arte Francescana di Fulgenzio a Lecce
Si parla di arte:
Mario De Santis, artista toscano, More
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