Natale 2011: come ieri anche oggi è solitudine senza carità nella verità, ovvero la vicinanza tra i cuori riscalda e dona vita nuova

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Quando ero un bimbo il Natale spuntava da dentro casa. Faceva freddo. Quando ti riversavi in paese un profumo di fuoco accesso spuntava dalle case. L’odore e il sapore de pittule e purciddhuzzi confermavano che era Natale.
Quando ero un adolescente il Natale mi restituiva alla mia mamma. Lei veniva a trovarmi in seminario ed era festa per me e per lei e tutto si materializzava in un sorriso, una carezza ed una arancia. Era proprio Natale.
Quando ero un giovane la metamorfosi. Natale mi giungeva dall’esterno nel frastuono e in civetterie.
Feci la grotta della natività la immaginai come rudere antico in aperta campagna. Solitudine! L’anno successivo feci tutto il presepe lo immaginai in Alaska dove pastori usavano gli sci per raggiungere la grotta che ovviamente era in un iglù. Che freddo!
Ora che sono vecchio ancora metamorfosi. La realtà oggi sovrasta il simbolico ed anche l’ideologico. Il presepe è il mondo occidentale. I pastori si muovono dall’Africa e dall’Asia e attraversano il mare, sin nel Salento. Non tutti giungono a destinazione. Erode continua ad aver paura e continua pure la strage degli innocenti sul mare. Chi sfugge alle forze della natura e alla cattiveria degli uomini giunge sulle coste ma deve nascondersi….
Immobile e pensieroso scruto il tempo.
Il cielo si abbassa ancora sull’orizzonte e si unisce al mare in un solo azzurro, è proprio Natale.

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