Dialettica tra Cielo e Terra

No Comments

Il cristianesimo si è sviluppato storicamente nella continua dialettica tra due aspirazioni rappresentate dal cielo e dalla terra. Il cristiano è come sospeso tra cielo e terra o forse è meglio dire come imbevuto di cielo e di terra. Per questo suo originario impasto egli è tentato ora di fissare troppo il cielo correndo il pericolo nel cammino di inciampare in qualche sasso, ora di fissare troppo la terra correndo il pericolo di confondersi e di esaurirsi nella tristezza.
Nel linguaggio cristiano “il cielo” è metafora di una fede che ritiene la vita umana destinata ad oltrepassare il tempo e lo spazio. Proprio per questo la vita umana si rapporta ad un essere trascendente, collocato in alto, nel celo, dal quale tutto ha avuto inizio, sostegno, e continuità. Da questa fede si comprendono meglio gli aggettivi tra se equivalenti: celeste, divino, spirituale, eterno.
Invece “ la terra” è metafora di una convinzione secondo la quale ogni vita ha nel tempo un inizio e una fine. Da questa convinzione si comprendono meglio gli aggettivi: terrestre, umano, materiale, temporale.
La chiesa cattolica, nella Lumen Gentium, si auto comprende come realtà complessa composta da due nature celeste – terrestre; divino – umana; spirituale – materiale. L’equilibrio tra celeste-terrestre non è alchimia ma vita e la vita è molto di più della somma delle parti. Il vissuto di ogni cristiano ha sperimentato nel tempo la reale difficoltà di trovare il giusto equilibrio tra le due sacrosante aspirazioni. Il pericolo incombente è di evadere dal mondo per fissare il cielo o di esaurirsi nel mondo confusi tra mille organizzazioni. L’equilibrio quindi non è il risultato di un dosaggio terminologico ma è sintesi vitale che si realizza nella stessa persona composta di stomaco e di mente, di materia e di fantasia. La Chiesa fin da Calcedonia ( 451) proclama che Gesù Cristo è una sola persona composta da due nature, la divina e l’umana, il cui rapporto tra di loro si raccomanda di non confondere, di non alterare, di non dividere e di non separare. Tutte le eresie cristologiche e di conseguenza tutte le eresia ecclesiologiche hanno in comune un difetto di equilibrio nel pensare e spiegare la persona di Gesù Cristo e la sua Chiesa. Alcuni infatti tendono ad esaltare il divino a scapito dell’umano; altri tendono al contrario di esaltare l’umano a scapito del divino.
Nella ricerca di equilibrio si possono leggere e comprendere molte scelte di vita e molte opere d’arte. Penso ad esempio al monachesimo nelle sue varie forme espresse in oriente e in occidente e ai luoghi nei quali si sono concretizzate. Penso agli ordini medicanti e ai agli spazi nei quali hanno operato. Penso alle più recenti forme di vita religiosa e agli attuali movimenti laicali. L’orientamento è unico ed univoco: siamo realtà complessa composta di cielo e di terra. La tensione, tanto nel passato come nel presente, credo che sia sempre uguale, si cerca la sintesi vitale tra le due aspirazioni verso il cielo e verso la terra.
Il riscontro storico però in singole scelte può risultare sbilanciato o verso l’alto o verso il basso. I vari luoghi di culto, con quanto di sacro ivi è rappresentato, raccontano al pellegrino di una visione di vita vissuta. Dal confronto si possono evidenziare accentuazioni e sensibilità diverse; ora emerge una visione attenta all’invisibile presenza divina, ora emerge l’altra visione attenta alla creazione nella quale siamo immersi e che porta in ogni millimetro la firma del suo Creatore e Padre.
Padre Antonio Febbraro

Share and Enjoy:
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • Blogplay

Leave a Reply

*

Siti per blog